Recalcati e Lacan

Recalcati e Lacan

Dare all’altro quello che non si ha. Cosa significa? Cosa accade quando due amanti si ritrovano dopo un lungo viaggio?
“ti sono mancato, ero presente nei tuoi pensieri quando non ero presente con la mia presenza? Ero per te la causa della tua mancanza?”

Donare la mancanza in amore significa far sentire che la presenza dall’altro è ciò che scava in me la sua mancanza.
Quando diciamo” ti amo”, stiamo dicendo a qualcuno che la nostra vita senza questo amore è vita che manca.
Il dono che un innamorato può fare a chi ama è donare la mancanza di chi ama.
“Mi manchi” è la parola fondamentale dell’amore…

Se solo noi poeti

Se solo noi poeti…

Se solo noi poeti
capissimo che la poesia
non può far innamorare,
né tener in vita un amore,
né farlo resuscitare,
allora
– forse, probabilmente, chissà –
smetteremmo  di scrivere.
E la nostra vita, se così fosse,
sarebbe doppiamente vuota,
i nostri cuori non esposti,
le nostre anime acerbe,
i nostri nomi sconosciuti.

micheletino matarazzo

Nella giornata mondiale della creatività ringrazio L’Associazione Culturale “Letteratura e Dintorni” di Grosseto per avermi dedicato ancora uno spazio…
“Creare si può, anche con le parole.”

🗓 Martedì 20 Aprile 2021 • Giornata Mondiale della Creatività •

“Non è più amore quando cominciamo ad intravedere limiti e non opportunità.”

✍🏻 Micheletino Matarazzo
📷 Lorella Santori

Associazione Culturale Letteratura e Dintorni
http://www.letteraturaedintorni.it/ii-3-premio-letterario-nazionale-citta-di-grosseto-amori-sui-generis-2021

Song to Song – Film in evidenza

Proprio qualche giorno fa pensavo alla lontananza per un breve scritto, partendo come incipit da una frase di Arthur Schopenhauer: “La lontananza rimpicciolisce gli oggetti all’occhio, li ingrandisce al pensiero. “ Questa frase mi è poi ritornata in mente guardando “Song to Song” di Terrence Malick regista che ho amato tantissimo in “La sottile linea rossa” e “The life of David Gale”.
Cosa mi aveva indotto a pensare alla frase di Arthur? Una frase semplice, ma densa di significati :
“Dimentico quello che sono, di chi sono, tu sei così lontano. Morirò se non arrivi presto. Non mi piace guardare gli uccelli nel cielo perché mi manchi, perché tu li guardavi con me. Vieni, salvami dal mio cuore malvagio”.

Si tratta di una frase che “pensa”, in uno dei tanti monologhi presenti (ma in realtà pensati), una delle protagoniste (la protagonista direi) a fine film.
Song to Song è un film che ha diviso critica e pubblico e che o si ama o si odia, come il suo regista del resto. Un film molto attuale nella nostra società tristemente e famosamente “liquida”, dove amore e anima cercano una collocazione ma non solo questo. Un film dove la poesia non va cercata, perché è poesia il film stesso: monologhi, flashbacks, fotografia, musica, inquadrature, primi piani sapientemente abbinati.
Un continuo contrasto tra la vacuità di una vita dissoluta alla ricerca di successo e la ricerca invece di una felicità apparentemente lontana anche se a portata di mano. Una felicità che spesso trova il suo raggiungimento in cose semplici. Un quadrangolo di amore, passione, sesso, tradimenti e perdono, che richiama alla mente in qualche modo Closer, dove la ricerca interiore dei personaggi si fa strada all’interno dello spettatore attento e sensibile, poiché evidentemente bisogna saper cogliere, o forse farsi accogliere dalle domande che si pongono i protagonisti ma che sono in fin dei conti le domande di tutti noi…

“Chi sono io?” una domanda esistenziale che chiunque si è posto almeno una volta durante la propria vita. Bisognerebbe a volte chiederselo, forse spesso, o almeno tutte le volte che si intraprende una relazione rischiando di ingrovigliare nel vortice della confusione personale anche altre persone. La protagonista se lo chiede, evidentemente confusa tra amore e convenienza, tra il sentire e il non sentire.
credevo che bastasse conoscere le persone giuste. Stare dove stavano loro. Quelle persone potevano darti quello che ti serviva, superare lo steccato.”


“Voglio vivere una bella vita” pensa in un altro momento. Ma quando si può affermare di vivere una bella vita se si guarda sempre oltre senza soffermarsi a ciò e a chi ci sta accanto?
E poi arriva l’amore, quello apparentemente autentico, disinteressato, che ti fa ritornare bambino:
“Pensavamo solo di poterci rotolare lì in mezzo, vivere di canzone in canzone… Di bacio in bacio… “

Che cosa vuol dire? (lei chiede a lui che le disegna con il rossetto una x sul cuore)

  • La x della Mappa del tesoro
    Amo la tua anima
  • Aaa
  • Aaa
  • o no!
  • Che c’è?
  • Fa vedere…
  • La vedi la mia anima? È ancora lì…

La fama e i soldi non sono e non saranno mai sufficienti per sentirsi appagati, né felici. In questo scambio di battute, forse, lo si capisce bene quando ad essere insoddisfatto è proprio chi può comprare tutto…

  • Da quanto abiti qui?
  • Due settimane. Non mi piace, è tutto in vendita, tutto: onori, titoli, niente di questo esiste. Cosa vedi?
  • La piscina
  • Un palcoscenico. È tutto in caduta libera…

Non manca certo l’autonalisi quando si prova a privarsi della maschera: “Non sono chi credevo di essere. Sono una brava persona? Voglio esserlo? O sembrare semplicemente di esserlo per piacere agli altri?”

“Hai solo fatto un errore” recita Patti Smith (che ancora ama suo marito che non c’è più) nella parte finale del film rivolgendosi alla protagonista prima del ritorno di quest’ultima nell’unico posto dove si è sentita amata ed ha amato.

“Ho sprecato il tuo amore. Ho sbagliato, vuoi perdonami?”

La lontananza…

Alla fin fine la lontananza non aiuta, mai, perché il raziocinio trova poco spazio negli affari di cuore. C’è poco da arrovellarsi il cervello, non c’è spiegazione, i battiti accelerano senza una causa apparente.
Siamo tesi a ritornare sempre nei luoghi dove ci siamo sentiti amati.
Il ritorno può essere fisico se non è stato innalzato un muro, o può essere anche consapevole o inconsapevole nei nostri pensieri, nei nostri sogni…
Basta un gesto, un odore, un oggetto e di colpo irrompe, prende spazio un magone…
Si ritorna sempre dove forse un abbraccio ha sedato per un attimo la nostra finita, infinita precarietà e soltanto quando quell’abbraccio manca ne acquisiamo consapevolezza, forse e troppo spesso quando è oramai tardi…

Autocensura?

Viviamo in un tempo sospeso…
Sospeso tra cosa?
Tra l’idea del passato, quella del futuro ed una normalità che stenta a ripresentarsi…
Siamo più deliranti che mai…
Scriviamo senza forse rileggere, pubblicando stati d’animo che un tempo forse avremmo relegato al nostro diario segreto…
Vale proprio la pena condividere d’impeto o forse sarebbe auspicabile applicare l’autocensura?
Io mi autocensuro diverse volte al giorno, ma è giusto avere la libertà di esprimersi, anche se troppo spesso esprimendosi si condannano le libertà altrui…
Oggi senza alcuna censura scrivo anche io…